In un momento cruciale per il futuro dell’Europa, il tema dell’allargamento ai Balcani occidentali torna al centro del dibattito politico e strategico dell’Unione. Tra i Paesi della regione, il Kosovo rappresenta uno dei dossier più complessi e al tempo stesso più significativi per comprendere le sfide dell’integrazione europea.

A quasi vent’anni dalla dichiarazione d’indipendenza, Pristina resta infatti in una posizione peculiare, ancora priva dello status di candidato all’adesione, sul Paese pesano infatti questioni politiche irrisolte, a partire dal mancato riconoscimento da parte di alcuni Stati membri, ma anche nodi interni legati alla stabilità istituzionale.

In questo contesto, il ruolo dell’Italia si conferma centrale nel sostenere il percorso europeo della regione, poiché Roma considera l’allargamento non solo un obiettivo politico, ma una vera e propria priorità strategica per la sicurezza e la stabilità del continente. Il sostegno italiano si traduce quindi in un impegno costante nell’accompagnare i partner balcanici nel loro processo di riforma, un percorso che, nel caso del Kosovo, si intreccia inevitabilmente con il dialogo con la Serbia, considerato un passaggio imprescindibile.

Allo stesso tempo, restano aperte sfide strutturali legate allo stato di diritto, alla lotta alla corruzione e all’effettiva attuazione delle norme. Il 2025, segnato da una prolungata impasse istituzionale, ha evidenziato con forza la fragilità del sistema politico kosovaro, una situazione che rischia di rallentare ulteriormente un cammino europeo già complesso e incerto. Eppure, nella società kosovara permane un forte orientamento verso l’integrazione euro-atlantica, un dato che rappresenta una base importante su cui costruire progressi futuri.

In questa intervista a Focus Europe Italia, l’Ambasciatore d’Italia in Kosovo, Maurizio Antonini, analizza criticità e prospettive del percorso europeo di Pristina, dalle riforme necessarie al ruolo del dialogo regionale, fino al contributo che l’Unione europea può offrire per rilanciare il processo. Un quadro articolato che restituisce la complessità di una sfida decisiva per il futuro dell’Europa. 

Qual è oggi la posizione dell’Italia rispetto all’allargamento ai Balcani occidentali e, nello specifico, quale ruolo intende giocare nel sostenere il percorso europeo del Kosovo?

L’Italia considera l’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali una priorità strategica. In questa regione, che rappresenta una naturale proiezione europea sotto il profilo storico, culturale ed economico, il nostro Paese sostiene con convinzione il percorso di integrazione, ritenendolo essenziale per la stabilità e la sicurezza del continente. In questo quadro, siamo impegnati ad accompagnare i Paesi partner nel loro cammino di riforme e avvicinamento all’UE, compreso certamente il Kosovo.

Quali sono oggi i principali ostacoli che impediscono al Kosovo di avanzare verso l’adesione all’UE? 

Il percorso europeo del Kosovo presenta alcune peculiarità rispetto agli altri paesi della regione, partendo dal fatto che è l’unico dell’area balcanica a non avere nemmeno lo status di candidato. Inoltre, tra le varie peculiarità vi è quella di non essere ancora riconosciuto da cinque Stati membri dell’Unione europea. Un altro elemento centrale resta il dialogo con la Serbia, che dovrà portare ad una intesa per una normalizzazione concreta e duratura dei rapporti. Parallelamente, è importante proseguire con determinazione nelle riforme interne, nel rafforzamento dello stato di diritto e nel consolidamento della stabilità istituzionale.

In questo quadro, quanto pesa il mancato riconoscimento da parte di alcuni Stati membri e quanto resta centrale il dialogo con Serbia?

Come accennato, il mancato riconoscimento da parte di cinque Stati membri dell’Unione europea continua a incidere sul percorso europeo del Kosovo. Allo stesso tempo, il dialogo con la Serbia rimane un elemento fondamentale: una normalizzazione concreta e duratura dei rapporti rappresenta un passaggio importante per consentire a entrambi i Paesi di avanzare con credibilità nel loro cammino verso l’Unione europea. In questo è di vitale importanza il Dialogo facilitato dall’UE, al quale non vi è alternativa per addivenire alla normalizzazione dei rapporti tra Kosovo e Serbia. 

Il Kosovo sta facendo progressi concreti su stato di diritto, lotta alla corruzione e riforma della giustizia?

Il Kosovo ha compiuto alcuni progressi, anche grazie a un quadro normativo che, fin dalla dichiarazione d’indipendenza, si è ispirato in larga misura agli standard europei. Sotto il profilo legislativo, il Paese presenta in diversi ambiti un livello di allineamento avanzato rispetto ad altri contesti della regione. Permane però il problema della corretta implementazione delle disposizioni normative. Come riscontrato spesso anche da EULEX, sebbene il paese si sia dotato di una cornice normativa adeguata in molti campi, spesso non riesce a garantire una piena attuazione delle norme. 

Allo stesso tempo, permangono alcune criticità sul piano del funzionamento delle istituzioni. Non a caso il 2025 è stato definito dall’UE “un anno perduto per il Kosovo” a causa della impasse istituzionale che ha caratterizzato il paese per oltre un anno, uno stallo dal quale non sembra ancora uscito visto che per il momento non sembrano registrarsi avanzamenti nella questione dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. 

In questo contesto, per consolidare i progressi sarà importante rafforzare la stabilità istituzionale – a partire dall’elezione del nuovo Capo dello Stato – e garantire una piena coerenza del processo legislativo. Allo stesso tempo, un rinnovato impegno dell’Unione europea, anche attraverso una maggiore attenzione alla prospettiva di candidatura del Kosovo, potrebbe rappresentare un incentivo ulteriore per sostenere il percorso di riforma.

Se dovesse indicare una riforma urgente per accelerare il percorso europeo, quale sarebbe? 

Nel caso del Kosovo, la questione si presenta in termini in parte diversi rispetto ad altri Paesi della regione. Più che una singola riforma, appare importante creare le condizioni politiche per l’avvio formale del percorso di adesione, considerato che il Kosovo non ha ancora lo status di Paese candidato. Nonostante la domanda di adesione sia stata presentata nel dicembre 2022, il processo non ha registrato finora progressi. Se da un lato da parte delle istituzioni e del popolo kosovaro vi è un chiaro orientamento strategico verso l’Unione europea, dall’altro l’incerta situazione politica del paese impedisce di adottare una vera e propria strategia per raggiungere l’obiettivo dell’integrazione. Progressi nel dialogo con la Serbia, che dipendono chiaramente dalla volontà di entrambe le parti e dal rispetto reciproco degli impegni assunti nell’ambito del Dialogo facilitato, insieme a un più ampio consenso tra gli Stati membri, rappresenterebbero un elemento importante per favorire ulteriori avanzamenti, accanto naturalmente al proseguimento delle riforme interne.

Il Kosovo rischia di restare in una “zona grigia” geopolitica se il processo di allargamento continua a rallentare? 

Il percorso di integrazione europea del Kosovo si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda l’intera regione dei Balcani occidentali. L’avanzamento di questo processo resta di interesse comune, anche nell’ottica di garantire stabilità e risultati duraturi. In Kosovo, si riscontra un orientamento generalmente molto favorevole verso l’integrazione euro-atlantica, più che in altri paesi della regione. In questo contesto, sarà importante continuare a promuovere un impegno costante e condiviso, sia a livello interno sia nel quadro europeo, per favorire progressi graduali e sostenibili, evitando che si diffonda nella popolazione un senso di sfiducia. 

Esiste un “piano B” realistico per integrare i Balcani occidentali – e nello specifico il Kosovo – senza una piena adesione all’Unione Europea?     

Si tratta di una riflessione che attiene principalmente al dibattito interno dell’Unione europea.

Per quanto riguarda l’Italia, continuiamo a ritenere che il percorso di integrazione dei Balcani occidentali debba rimanere pieno e coerente, con l’obiettivo dell’adesione. In questo quadro, il dialogo e il progressivo avvicinamento agli standard europei restano elementi fondamentali. Eventuali strumenti intermedi possono certamente contribuire ad accompagnare questo percorso, ma non ne sostituiscono la prospettiva finale, che resta quella di un’integrazione completa.

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